L'ASSEDIO DI FEDERICO BARBAROSSA E L'EROINA STAMIRA 1173
Nel lontano 1173, la città di Ancona si trovò stretta nella morsa dell'assedio di Federico Barbarossa. L'imperatore e il suo esercito circondavano la città, privandola di rifornimenti e sperando di piegare la resistenza degli anconetani. Ma i cittadini non erano disposti ad arrendersi, e tra loro brillava una luce di coraggio straordinario: Stamira.
Stamira, donna forte e audace, decise di combattere con ingegno e determinazione. Con una botte piena di olio infuocato, si lanciò contro il nemico e la fece esplodere, seminando il panico tra le file imperiali. Il suo gesto eroico divenne il simbolo della resistenza anconetana, ispirando uomini e donne a continuare la lotta.
Nel frattempo, alcuni audaci cittadini riuscirono a infiltrarsi tra le linee nemiche, sfidando il pericolo per chiedere aiuto alle città alleate della Romagna e dell’Emilia. Grazie al loro sacrificio e alla solidarietà dei popoli vicini, l'assedio fu spezzato e Barbarossa dovette ritirarsi. Questo grande atto di coraggio e lealtà ispirò, secoli dopo, la celebre tela di Francesco Podesti, *Il Giuramento degli Anconetani*, un'opera che celebra l’indomito spirito della città conservata presso la Pinacoteca Civica Podesti di Ancona.
Così, Ancona rimase libera, e il nome di Stamira e dei suoi concittadini riecheggia ancora oggi, un monumento eterno alla forza, all’astuzia e all’amore per la patria.
ANCONA E L’EPOPEA NAPOLEONICA (1797–1815)
UNA CITTÀ SUL MARE TRA STORIA, BATTAGLIE E CORSARI
Tra il 1797 e il 1815, Ancona visse una delle stagioni più intense e affascinanti della sua storia, diventando un punto strategico fondamentale per l’avanzata napoleonica in Italia.
Nel 1797, Napoleone Bonaparte entrò ad Ancona da generale, ben prima della firma del Trattato di Tolentino, che avrebbe sancito la sconfitta dello Stato Pontificio e l’inizio del declino del potere temporale del Papa. La città, con il suo porto, era fondamentale per controllare l’Adriatico, e Napoleone lo sapeva bene.
In questo contesto nacquero i Corsari Anconetani, semplici marinai trasformati in combattenti del mare. Operavano con la cosiddetta “lettera di corsa”, un permesso ufficiale che permetteva loro di attaccare le navi nemiche della Francia. In cambio, ricevevano ricchi compensi e contribuivano alla difesa della città e agli interessi francesi in mare. Fino al 1815, questi corsari furono protagonisti di audaci azioni navali che resero celebre Ancona nel Mediterraneo.
Durante il periodo napoleonico, Ancona divenne anche sede di rappresentanza del potere imperiale: Eugenio Beauharnais, figlio della celebre Giuseppina (prima moglie di Napoleone) e viceré del Regno d’Italia, aveva una residenza ufficiale in città, nel palazzo che oggi ospita la Banca d’Italia.
A difesa della costa, i francesi costruirono anche un fortino militare nella baia del Porto Nuovo, oggi conosciuta come Portonovo. Ancora oggi si può visitare: è un raro esempio di architettura difensiva napoleonica rimasto intatto nel tempo, affacciato su uno dei tratti più suggestivi della costa adriatica.
Ma l’epopea napoleonica in Italia ebbe il suo epilogo proprio vicino, a pochi chilometri da Ancona. A Tolentino, tra il 3 e il 4 maggio del 1815, si combatté la battaglia che segnò la fine del sogno murattiano e della presenza francese in Italia. Quello scontro rappresenta anche l’inizio simbolico di un nuovo percorso: il Risorgimento italiano.
Ancona, con il suo porto, i suoi marinai-corsari, i suoi palazzi e le sue fortificazioni, fu davvero protagonista di una pagina cruciale della nostra storia nazionale.