In un attentato compiuto il 14 settembre, trovò la morte il Presidente Bashir Gemayel, assieme ad altri venticinque suoi dirigenti: il giorno 16, come ritorsione, venne attuata la strage dei campi profughi di Chabra e Chatila, che impressionarono enormemente l’intera comunità internazionale. Le Nazioni Unite, in una seduta urgente, chiesero l’immediato invio di una nuova forza di pace, ma a causa del veto contrario opposto dal Governo dell’Unione Sovietica, la missione si trasformò in un intervento multinazionale, a cui presero parte attiva gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia. Con una rotazione continua di unità navali, tra cui le Fregate Perseo, Lupo, Sagittario e Orsa e i Cacciatorpediniere Intrepido, Ardito e Audace, presero terra questa volta 2300 uomini, comandanti dall’allora Generale di Brigata Franco Angioni: i contingenti più numerosi vennero offerti dai Paracadutisti, dai Bersaglieri e dai Fanti di Marina del Battaglione San Marco. Sebbene i contatti con la popolazione civile furono improntati quasi sempre al rispetto reciproco, anche grazie alla costruzione, da parte italiana, di un ospedale perfettamente funzionante, non mancarono purtroppo incidenti e scontri a fuoco. Il 15 marzo 1983, alle ore 21.00, una pattuglia italiana costituita da uomini del San Marco si trovava nei pressi del campo profughi di Burj el-Barajneh: improvvisamente, sulla pattuglia si riversò una pioggia di fuoco di armi automatiche e bombe a mano. Il Sottocapo Fuciliere Filippo Montesi, originario di Fano, dove era nato nel 1963, rimase gravemente ferito: rimpatriato in Italia e ricoverato all’Ospedale Militare del Celio di Roma, morì una settimana dopo per la gravità delle ferite. Venne insignito della Croce di Guerra al Valor Militare alla Memoria: “Militare del Contingente di Pace nel Libano, in servizio di pattugliamento notturno, veniva attaccato con raffiche di mitra e lancio di bombe. Ferito gravemente in più parti, dando prova di abnegazione, incitava i commilitoni a reagire, invitandoli a non curarsi di lui. Beirut, Libano, 15 marzo 1983”. Il 6 marzo 1984 ebbe termine la missione: purtroppo, mancava un militare, il giovane Filippo Montesi.