LE VICENDE DEI PRIGIONIERI BRITANNICI A UDINE E DEI PRIGIONIERI ITALIANI IN INDIA: STORIE PARELLELE DI INTERNATI
Quale sede migliore come la chiesetta del Campo di prigionieri di guerra inglesi, catturati dagli italiani in Africa nel secondo conflitto bellico, per presentare i due volumi di Lucio Martino dedicati ai prigionieri italiani in mano inglese e internati in India?
In una sorta di contrappasso si è svolta a Premariacco di Udine una interessante iniziativa voluta dal presidente dell’Anget di Udine colonnello Giuseppe Munno, col patrocinio dell’Accademia di Oplologia e Militaria di Ancona, lunedì 23 giugno.
Il campo Pow 57 tra l’ottobre 1941 e il 13 settembre 1943 ospitò quasi 5mila prigionieri inglesi, australiani, neozelandesi sorvegliati dai soldati italiani. Ovviamente anche qui come nel caso degli italiani internati in India ci furono tentativi di fuga come quello messo in atto da 18 prigionieri britannici che scavarono un tunnel oltre la cinta di filo spinato. La fuga durò pochi giorni e gli evasi furono catturati e di nuovo rinchiusi nel campo. Qui alcuni prigionieri di fede cattolica fecero richiesta di poter costruire una Cappella, unica testimonianza rimasta del Campo grazie ai genieri dell’Anget di Udine che l’hanno restaurata. La Chiesa custodisce una preziosa croce lignea con incise nel retro le firme dei prigionieri che la donarono a Padre Giovanni Cotta. Il cappellano si prodigò per esaudire la richiesta dei pows per l’edificazione del luogo sacro dedicato a “Nostro Signore Gesù Cristo Crocefisso”. All’interno c’è una lapide con i nomi di quanti mai arrivarono in quel campo perché la nave che li trasportava, la “Bixio”, venne silurata e affondata.
In questa cornice, per certi versi commovente, Lucio Martino ha narrato le vicende degli italiani prigionieri in India .
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